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MOZART E NAPOLI: LA STORIA
Il 14 maggio 1770 i Mozart giungono a Napoli. Durante il
tragitto “Amedeo De Mozartini” (così a volte si firma nelle
lettere dall’Italia) ripensa ai giorni italiani fin lì trascorsi. “Da
zoticone germanico ora sono uno zoticone italiano” scriverà con il
suo solito umorismo alla sorella Nannerl. Amedeo ha da poco compiuto 14
anni. D’altronde Napoli, pur soffrendo delle sue “eterne” contraddizioni
è una città culturalmente assai vivace e cosmopolita ed anche una delle
più popolose d’Europa (con circa un milione d’abitanti). E uno strano
rapporto sta instaurandosi tra i Mozart e la città.
“Napoli è bella - scrive Amedeo - ma è affollata
come Vienna, Londra, Parigi”. Anche il padre Leopold sembra nutrire
sentimenti contradditori e con il suo occhio sempre vigile scrive: “La
fertilità esuberante di queste terre piene di vita e di cose rare mi
renderanno penosa la partenza.
Ma la sporcizia, la
quantità di mendicanti, questa gente senza Dio e la cattiva educazione
dei bambini, fanno sì che si lascia senza rimpianto anche ciò che c’è di
buono…
Quanto alla
superstizione!... E’ tanto radicata quaggiù, che si può dire che si sia
qui introdotta una vera eresia!”.
E un episodio assai divertente sembra confermare queste ultime parole di
Leopold. Al conservatorio della Pietà dei Turchini mentre Amedeo sta
suonando meravigliosamente, il pubblico rumoreggia. Le sue piccole mani
volano sulla tastiera del cembalo. Soprattutto l’agilità della sinistra,
dove porta un anello, sembra impressionare il pubblico. Ecco il motivo
di tanta abilità: ha un anello magico al dito! Il giovane Mozart che
comprende divertito il motivo di tanto baccano lentamente si sfila
l’anello e poi continua a suonare. Il pubblico ammutolisce. Non è certo
l’anello ad essere magico.
La corte borbonica s’è mostrata alquanto fredda nei loro
confronti. Non sono stati ricevuti dal re, il noto “re lazzarone,
cafone e nasone” Ferdinando, né il giovane Mozart ha potuto esibirsi
a corte. E Amedeo scrive: “Il re è educato grossolanamente alla
napoletana; all’opera siede sempre su un panchetto per sembrare un poco
più alto della regina”. D’altronde le vicende dei Mozart, presso la
corte asburgica, sono sempre state un po’ complicate. E Maria Teresa
d’Austria arriverà a definirli “gens inutilis”. Ottimi invece sono i
rapporti che i Mozart hanno con l’ambiente musicale napoletano.
Frequenti i loro contatti con i musicisti. Conosceranno personalmente i
maestri Pasquale Cafaro, Niccolò Jommelli, Giuseppe De Majo e suo figlio
Gian Francesco detto “Ciccio”, Giovanni Paisiello che, sebbene nato a
Taranto, è “il più napoletano” dei maestri italiani. Con loro, Mozart
manterrà in seguito sempre cordiali rapporti.
Napoli d’altronde vive già da tempo una stagione musicale
particolarmente felice soprattutto nel versante dell’opera “buffa”.
Cimarosa e Paisiello, per fare due nomi su tutti, porteranno a
maturazione questo genere musicale nato proprio a Napoli all’inizio del
secolo (e che raggiungerà con lo stesso Mozart negli anni della maturità
esiti definitivi). Ovunque a Napoli si fa musica e i musicisti di strada
sono un po’ dappertutto con tanto di zampogna, mandolino e colascione
(una sorta di liuto), spesso ravvisabile nelle maschere della commedia
dell’arte. Di questo spirito forse il giovane Mozart farà tesoro negli
anni della maturità, quando porterà a compimento in una sintesi
stilisticamente insuperata, i suoi capolavori futuri come “Le Nozze di
Figaro” e “Don Giovanni”. Un giorno poi, Amedeo ascolta in una chiesa
una “musica bellissima” che, come ci informa egli stesso in una
lettera: “fu del sign. cicio demajo… lui poi ci parlò e fu molto
compito”. La bellissima musica sacra è quella del maestro
napoletano “Ciccio” de Majo che in seguito la critica riconoscerà aver
avuto una qualche influenza sull’opera di Mozart.
La mattina del 27 giugno 1770 i Mozart lasceranno Napoli dove
non torneranno più. Ma Amedeo avrà sempre nostalgia dell’Italia e della
città del “Vesuvio fumante.” Scriverà al padre qualche anno più
tardi : “Ho un’indescrivibile brama di scrivere ancora una volta
un’opera e quando avrò scritto l’opera per Napoli, mi si ricercherà
ovunque.” E poi conclude “con un’ opera a Napoli ci si fa più
onore e credito che non dando cento concerti in Germania.”
All’amico
compositore boemo Myslivecek, che gli aveva consigliato di tornare in
Italia, Amedeo risponde: “Egli ha perfettamente ragione; se ben ci
penso in verità credo che io non ho mai avuto tanti onori, non sono mai
stato così stimato come in Italia, specialmente a Napoli.”
Inaugurando il Festival di Pentecoste 2008 a Salisburgo, il
maestro Muti, direttore del progetto “Napoli capitale della memoria”, ha
dichiarato: “La musica di Paisiello ha conquistato il pubblico.
Armonie tanto simili a quelle di Mozart, scritte però nel 1779, quando
ancora il genio di Salisburgo doveva immaginare il suo trittico
italiano. E’ questo il motivo per il quale insisto nel sottolineare
l’importanza della scuola musicale del Settecento napoletano. E’ chiaro
che tutto è nato qui; forse Mozart non sarebbe stato lo stesso se non
avesse conosciuto l’opera napoletana”.
MOZART
E PULCINELLA: IL NOSTRO SPETTACOLO
Due musicisti, in scena, suonano un'ouverture mozartiana;
sulla coda compaiono il cantastorie Pulcinella ed il suo assistente, che
eseguono gli ultimi momenti "tarantellati" di uno spettacolo ambulante
di burattini. Scende la sera e Pulcinella si ritrova sotto la finestra
della sua amata. Comincia la sua solita serenata cantando arie di
Paisiello, Pergolesi, villanelle del XVI secolo e tarantelle del XVII
secolo, ovvero, tutto quello che Mozart avrebbe potuto o che ha
addirittura ascoltato nei giorni della sua permanenza a Napoli. Dalla
finestra si affaccerà, però, il quindicenne Mozart che, intanto, si è
goduto la serenata. Passerà in quel vicolo anche il re "lazzarone" che,
di notte, vorrebbe incontrare il giovane austriaco all'insaputa della
terribile regina Carolina.
La lettura in scena di brani delle lettere che il piccolo
Amedeo scriveva alla sua sorellina ci testimonia le emozioni e gli incontri
da lui fatti in quei giorni.
Momenti originali esilaranti, rielaborazioni di brani
classici della commedia dell’arte napoletana e riarrangiamenti di
celebri brani di Mozart arricchiscono lo spettacolo, che vuole essere un
percorso nei tre secoli che precederanno la nascita della canzone
“classica” napoletana.
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Brani musicali
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“Sinfonia concertante” |
W. Mozart |
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Lo guarracino |
Anonimo '700 |
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Chi disse ca la femmena |
G. B. Pergolesi |
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Serenata di Pulcinella |
Rielab. da D. Cimarosa |
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|
Vurria ca fosse ciaola |
Sbruffapappa '500 |
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|
Li saracini adorano lu sole |
Anonimo '600 |
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|
‘Sto core mio |
O. di Lasso |
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|
Ammore, brutto
figlio de pottana |
A. Scarlatti |
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|
Tarantella del '600 |
Anonimo '600 |
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|
Notte e ghiuorno sempe cca |
W. Mozart -
G. Aversano |
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|
La morte de mariteto |
G. L. Primavera |
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A suffraggio
(intro.
Stabat Mater) |
Anonimo '700 - G. B. Pergolesi |
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|
Deh vieni alla finestra |
W. Mozart |
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La serpe a
Carolina |
Anonimo '700 |
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|
Serenata de Polecenella |
G. Paisiello |
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|
Cicerenella |
Anonimo '700 |
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Rondò alla turca |
W. Mozart |
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